Jul 20, 55758

Corso di Fotografia Seconda Parte

Ecco la seconda parte del corso di fotografia scritto in maniera semplice ;)

Ecco la seconda (e ultima) parte di un corso di fotografia semplice e completo.

PARTE 2

Gli Strumenti


Conoscere la tecnica fotografica, aiuta al 100% chiunque a fare delle buone foto. Tuttavia, essere in possesso di un buon strumento, può permettere di agevolare sotto ogni aspetto la riuscita di una buona foto. Come abbiamo detto prima un grande vantaggio è possedere una macchina digitale, per capire subito se lo scatto è da rifare o è ok. Non sempre è necessario avere attrezzatura al top (esistono corpi macchina o lenti che costano oltre 5000 euro), infatti, il 90% della foto è merito del fotografo, il restante 10% è dato dalla nostra attrezzatura. Premettendo che il corredo 'ideale' non esiste, posso affermare con assoluta certezza che ogni fotografo ha il proprio corredo, in base ai propri gusti fotografici: ad un paesaggista servirà a ben poco un obiettivo macro, come ad un appassionato di fotografia sportiva (calcio, pattinaggio, nuoto), difficilmente avrà bisogno di un super grandangolo. La fotografia, valutata in termini di nitidezza e dettaglio dell'immagine, è data principalmente dal'obiettivo. E' inutile avere un corpo macchina da moltissimi MegaPixel (MP) se abbiamo montato un obiettivo di mediocre o scarsa qualità. Decisamente meglio avere meno MP, ma delle lenti di qualità ottima. Prima di parlare del corpo macchina, quindi, preferisco illustrare quali sono le caratteristiche delle ottiche, quali scegliere per iniziare, capire se vale la pena acquistare alcune ottiche piuttosto che altre.

Le ottiche


Sia sulle compatte digitali, che sugli obiettivi che si montano sulle reflex, troviamo sempre dei numeri scritti: verchiamo di capire insieme a che cosa si riferiscono. La lunghezza focale di un ottica è determinata dall'angolo di campo che riesce a coprire sul formato 24x36 (la normale pellicola). Riferendosi proprio a questo tipo di supporto, possiamo dire che l'ottica 'normale' è 50mm: infatti, l'angolo di campo inquadrato con un obiettivo di questa lunghezza focale equivale a quello di un nostro occhio. L'apertura di diaframma (f) indicata, invece, è l'apertura massima che può raggiungere l'ottica in questione: questo valore è il rapporto tra la lunghezza focale dell'obiettivo e il diametro della lente anteriore. Tanto più la lente anteriore sarà grande, tanto più il nostro obiettivo sarà luminoso. Una cosa della quale tenere conto sempre e comunque al momento dello scatto è la Profondità di Campo (PdC). Indipendentemente dalla lunghezza focale, dal tipo di ottica, dal tipo di macchina, una foto scattata ad un certo diaframma, avrà una certa profondità di campo: la parte messa a fuoco sarà per 1/3 davanti al punto di messa a fuoco e 2/3 dietro di esso. Tanto più sarà aperto il diaframma al momento dello scatto, tanto più la PdC sarà ridotta. Supponiamo di fare un ritratto: il viso dovrà essere perfettamente a fuoco, mentre lo sfondo più sfuocato sarà, tanto più l'immagine risulterà piacevole. Usando ottiche specialistiche per ritratto (come il Canon 85 f1.8, o il 135 f2), scattando a tutta apertura, avremo una PdC talmente minima da avere gli occhi a fuoco, mentre il naso ed orecchie non nitidi accentueranno l'importanza dello sguardo. Al contrario, per foto di architettura, o di paesaggio, è necessario utilizzare diaframmi più chiusi, per avere la massima PdC possibile.

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Escludendo la lunghezza focale, gli obiettivi possono essere raggruppati in due categorie: gli zoom e le ottiche fisse: ognuna di queste categorie avrà sia vantaggi che svantaggi, starà a noi capire che cosa acquistare in modo da avere a disposizione gli strumenti adatti per il nostro hobby. Le ottiche fisse, sono le ottiche più pregiare in assoluto: sono tendenzialmente più luminose e corrette, il loro costo varia in base all'apertura massima. Prendiamo come esempio un 50 f 1.8 (sia Canon che Nikon): il suo costo è intorno ai 100 euro, (pochissimo), e non esiste nessuno zoom con apertura di f 1.8, gli zoom di pregio sono al massimo f 2.8. Gli zoom, sono tendenzialmente una serie di compromessi. Fotografare con delle ottiche fisse, comporta certi svantaggi: per avere un'inquadratura più larga o più stretta, è necessario muoversi (ironicamente chi usa ottiche fisse dice di zoommare con i piedi :-D ): in alcuni casi è possibile, mentre in altri è necessario cambiare obiettivo.

Cerchiamo di analizzare i principali utilizzi per i vari tipi di ottica per capire quali lunghezze focali possono fare al caso nostro:

  • Grandangolo: 10-35mm
  • Normale: 24-70
  • Teleobiettivo: 70-200 (o superiore)
  • Macro: 60mm – 100mm – 150mm – 180mm –

Grandangolo Parlando di pellicola formato 24x36 o di una digitale Full Frame (FF), con un'ottica 16mm si ha un angolo di campo molto ampio, adatto per foto di paesaggio, oppure per foto in interni molto stretti.

Normale Si tratta dello zoom standard, anche definito come ottica tuttofare. Generalmente come focale parte da 24-28mm e arriva a 70-100mm. Grossomodo equivale all'ottica incorporata nelle compatte digitali, nonostante queste spesso arrivino a lunghezze focali più lunghe, intorno ai 140 – 180mm. Per un utilizzo normale, ad esempio foto in vacanza con la famiglia, qualche paesaggio, ritratti, foto ai bimbi, è l'ottica ideale.

Teleobiettivo Sono definiti teleobiettivi le ottiche che partono dai 80/100mm in su. Vengono utilizzati per fotografare soggetti distanti. Gli zoom più diffusi sono 70-300 o i più costosi 70-200. Risultano molto versatili, si riescono a fare ritratti senza stare troppo attaccati al soggetto, e con un po' di attenzione è possibile arrivare a fotografare uccelli o animali tipo camosci e stambecchi. Obiettivi più spinti, oltre i 300 mm, sono parecchio costosi, e vengono utilizati principalmente da fotografi sportivi o naturalisti, dove la focale non basta mai. I moltiplicatori di focale (TC = Tele Coverter), sono degli interessanti oggetti che permettono di moltiplicare per 1.4x o 2x la lunghezza focale dell'obiettivo, perdendo 1 o 2 stop di luminosità. Sono tendenzialmente sconsigliati da abbinare agli zoom, in quanto utilizzando un TC c'è un calo di nitidezza abbastanza visibile con l'1.4x e più marcato con il TC 2x. Per fare un esempio, il Canon 70-200 f2.8L se abbinato al TC 1.4x da risultati abbastanza buoni, mentre è praticamente inutilizzabile con il TC 2x. Le ottiche fisse, invece, seppur risentano del calo di definizione, si può dire che 'sopportino' meglio l'abbinamento con i TC. Addirittura con ottiche come il Canon ef 600 f4L IS oppure il Canon ef 300 f2.8L IS è possibile utilizzare il TC 1.4x e 2x in cascata, con risultati abbastanza soddisfacenti (considerata la soluzione decisamente estrema).

Macro Sono ottiche pensate per arrivare a ingrandimenti molto spinti: con qualunque ottica Macro è possibile arrivare 1:1, cioè mettere a fuoco un oggetto grande tanto quanto il sensore della macchina. Esistono ottiche macro di varie lunghezze focali, la differenza sta nella distanza di lavoro dal soggetto, e dallo sfuocato che riesce a dare. Con un 100 mm ad esempio si arriva al rapporto 1:1 a circa 30cm, mentre con un 180mm si raggiunge lo stesso RR (rapporto di ingrandimento) a circa 45cm. La differenza potrebbe sembrare minima (15cm), ma in certi casi torna parecchio utile: supponendo di fotografare una farfalla, arrivare a quasi mezzo metro senza farla scappare è già tanto, doversi avvicinare ulteriormente spesso significa guardarla volare via ;-). Molto spesso su zoom sia normali che di lunghezza focale lunga, troviamo la scritta macro: questo non significa che arrivino a rapporti di ingrandimento molto spinti, come i veri macro, tuttavia consentono di fotografare oggetti relativamente piccoli.

Il Corpo Macchina


Una volta deciso di acquistare una fotocamera digitale, ci troviamo davanti ad un mare di possibilità. Quale corpo acquistare, marca e modello, per quale motivo? Nikon e Canon e Sony sono le prime marche sicuramente ci vengono in mente. Possiamo affermare che ognuno di questi tre grossi marchi mette a disposizione del pubblico dalla entry-level economica fino ai corpi professionali decisamente costosi. Ovviamente le differenze ci sono, ma si può dire che sono sullo stesso piano.

Il mio suggerimento è quello di non comprare a scatola chiusa, ma andare nel proprio negoziante di fiducia e toccare con mano i vari prodotti. L’ergonomia, i menu e il prezzo. Personalmente non mi troverei bene con Sony: corpi troppi squadrati e menu poco intuitivi, ma è un mio punto di vista, ho amici che non di staccherebbero mai da Sony e che con qualsiasi body si sentono a casa.

Nell’ acquisto bisogna farsi guidare “dalla pancia: toccando con mano 3 prodotti di 3 brand differenti ce ne sarà uno che vi piacerà di più: è quello giusto per voi!

Cavalletti e Teste


Uno degli accessori più utili in fotografia a mio avviso è il cavalletto. Per alcuni tipi di fotografia (come il paesaggio, architettura, macro, still life) è addirittura indispensabile. I parametri da valutare per l'acquisto di un treppiede sono tre: peso, altezza massima e minima, e robustezza. Il quarto, è ovviamente il costo. Il Manfrotto 055 nelle varie versioni, è un buon compromesso: ha una buona altezza massima, e togliendo la colonna centrale potremo scattare quasi raso terra. Mentre trovare un buon cavalletto può essere relativamente semplice, la scelta della testa invece è decisamente più complicata. Esistono principalmente 4 tipi di teste: a bilanciere, a joy- stick, a tre movimenti, micrometriche, a sfera e panoramiche. Analizziamole assieme, per capire in quali situazioni è preferibile averne una piuttosto che un'altra.

Testa a bilanciere Questo tipo di testa è adatta per obiettivi con focali molto lunghe, dai 300mm in su. Da un'assoluta libertà di movimento, e se l'ottica è montata correttamente, rimane ferma in qualsiasi posizione senza bloccare nessuna manopola. Non hanno nessun problema di peso, reggono tranquillamente un 600mm con TC e corpo professionale.

Testa a sfera Le teste a sfera sono tra le più semplici da usare, una manopola consente di muovere la macchina in tutte le direzioni, per poi bloccarla in qualsiasi posizione. Una seconda manopola, invece, consente di ruotare la macchina sul solo asse verticale.

** Testa joy-stick** Questo tipo di teste, sono costruite sulla base di una testa a sfera. La differenza sta nel fatto che in una testa a sfera è necessario ruotare una manopola per bloccare la macchina, mentre con questo tipo di testa, si preme una leva per inquadrare, e quando si rilascia, la macchina è ferma.

Testa a 3 movimenti e micrometrica Le teste a 3 movimenti sono le più utilizzate in architettura. Questo tipo di testa ha una manopola per il basculaggio su ogni asse. Non è molto immediata da utilizzare, nel senso che non è semplice fare rapidi cambiamenti dell'inquadratura, ma da una stabilità senza pari. Le testa micrometriche sono sostanzialmente teste a 3 movimenti con una regolazione molto fine sui tre assi (micrometrica, appunto). Vengono utilizzate soprattutto per fotografie macro.

Testa panoramica Le teste panoramiche sono utilizzate moltissimo per creare tour virtuali sui siti web, o per creare immagini (unite con appositi software) di 180 o 360°. La testa ha dei basculaggi che permettono di portare il punto nodale anteriore dell'ottica sull'esse di rotazione. In base alla focale utilizzata, si fa un certo numero di scatti, che il software utilizza per creare una immagine cilindrica o sferica. Si dividono in due tipi: quelle che consentono di fare foto cilindriche e quelle che permettono di fare foto sferiche.

La prospettiva


Supponiamo di voler fotografare 'qualcosa', avendo a disposizione parecchi obiettivi: in base a quale criterio sceglieremo quale usare? Niente è ovvio, e come abbiamo già detto, le regole possono essere violate: nessuno ci impedisce di fare ritratti con un 16mm, o di fotografare un paesaggio con un 135mm. Però, è necessario conoscere bene quali saranno i risultati in base alla focale, per evitare di fare foto decisamente poco interessanti. Partiamo da un concetto fondamentale: supponendo di montare la macchina sul cavalletto, e fare scatti alle seguenti focali: 16 – 35 – 85 – 135 – 200 – 400 – 800mm con vari obiettivi. Ci accorgeremo che ogni scatto darà un ingrandimento rispetto a quello precedente, con focale più corta. Quindi la foto a 35mm sarà come quella a 16 ritagliata di circa il 50%, mentre quella fatta a 800 mm sarà un 'super ingrandimento' del centro del fotogramma della foto più grandangolare. Altra cosa fondamentale, la PdC (ovviamente utilizzando sempre lo stesso diaframma per tutte le foto) sarà sempre la stessa. Tutto questo è vero partendo dal presupposto di lasciare la macchina ferma sul cavalletto, ma se ci spostiamo noi, che cosa succede? Cambia la prospettiva, e cioè, facendo la stessa inquadratura con lunghezze focali differenti avrò risultati totalmente differenti uno dall'altro. Più sarà grandangolare l'ottica che sto usando, più i soggetti in primo piano sembreranno 'lontani' dallo sfondo; al contrario, con un teleobiettivo, avremo l'impressione di avere i piani più schiacciati. Questo fondamentale concetto, è decisamente semplice da capire guardando la serie di foto illustrate nella prossima pagina. Si tratta di un piccolo set fotografico che ho allestito in studio. Nella prima immagine possiamo vedere come sono collocati gli obiettivi sul piano, e ovviamente nessuna ottica è stata spostata tra una foto e l'altra. Ho cercato di mantenere sempre la stessa inquadratura (se fate caso il 100 macro occupa circa sempre lo stesso spazio nella foto) per quanto possibile, e ho scattato nelle stesse identiche condizioni di luce, con le stesse impostazioni di tempo e diaframma.

ecco il set:

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Per quanto sembri incredibile, le ottiche non sono state spostate neppure di un millimetro tra uno scatto e l'altro. Ogni lunghezza focale ha un suo 'perché'; prendiamo come esempio il 16mm. E' un'ottica abbastanza estrema, e agli inizi abbastanza complicata da utilizzare, quale potrebbe essere il suo utilizzo ideale? Sicuramente i paesaggi, ma soprattutto gli interni: avete presente quando, guardando le foto delle stanze d'albergo su internet o sulle brochure, abbiamo l'impressione di vedere delle stanze molto spaziose, mentre poi, vedendole di personalmente, ci accorgiamo che non sono neppure lontanamente così grandi? Ecco spiegato un comunissimo utilizzo dei grandangoli. Se fosse stato possibile fare la stessa inquadratura della stessa stanza con un 70mm o un 135, la stanza avrebbe dato l'idea di essere decisamente meno spaziosa.

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RAW vs JPG


In questa parte del corso, cercheremo di analizzare i due modi possibili per scattare con le reflex digitali (e alcune compatte evolute). Partiamo dal più semplice (se così si può dire): il JPG. Scattando in formato .jpg, la macchina scrive sulla card il file ove tiene conto dei valori di nitidezza, saturazione e contrasto impostati al momento dello scatto, oltre al bilanciamento del bianco e all'esposizione, e genera un file 'finito', pronto per la stampa. Scattando in RAW (che tradotto letteralmente significa 'grezzo'), le cose avvengono in maniera totalmente differente. La macchina scrive sulla card esattamente tutte le informazioni che escono dal sensore, pari pari. Per visualizzare 'sulla macchina' i file, comunque, all'interno del RAW sono scritti i parametri con il quale la macchina ha scattato (nitidezza, saturazione etc.), in modo da avere una corretta visualizzazione. Ogni produttore ha un proprio tipo di RAW (file .CR2 per Canon, NEF per Nikon etc..), e fornisce di conseguenza un RAW converter per trasformare i propri files in TIFF o JPG. A questo punto una semplice domanda sorge spontanea: ma se all'interno del RAW ci sono anche i dati del JPG, che motivo possiamo avere per scattare in RAW? La risposta è molto semplice: con il RAW è possibile ancora variare tutti i parametri di scatto, esposizione compresa. Un altro parametro fondamentale della foto, come ho già detto è la Temperatura Colore. Scattando in JPG, è essenziale non sbagliare il bilanciamento del bianco, in quanto non è più possibile poi correggerlo, se non con un lavoro molto complicato: eliminare dominanti cromatiche in maniera differente in base alla foto, agire sulle curve, contrasto e saturazione, insomma, una cosa veramente complicata. Vero è che se sul JPG la temperatura colore è sbagliata 'di poco', la correzione è abbastanza semplice, ma ad esempio scattando al sole con il bilanciamento del bianco impostato su Tungsteno o Fluorescente si può dire che lo scatto in questione finirà sicuramente nel cestino. Fare il bilanciamento del bianco corretto, è sempre una grossa preoccupazione, e liberarsene al momento dello scatto, per un fotografo è una cosa grandiosa. Ben altra cosa è bilanciare il bianco seduti comodamente davanti al computer ;-). A mio avviso, quello appena illustrato è il motivo per il quale vale la pena di scattare in RAW in (quasi) tutte le circostanze. Nonostante ciò, mi capita di essere costretto a lavorare in JPG, per esempio a manifestazioni sportive (come pattinaggio, danza, calcio), dove c'è la consegna immediata delle foto stampate a sublimazione formato 15x20. In un caso del genere è necessario cercare di bilanciare il meglio possibile il bianco all'inizio della sessione di scatto, impostando la temperatura colore direttamente in °K, e non toccarla più fino alla fine dell'evento. Un altro motivo più 'serio' per dimostrare come ad un professionista (ma anche ad un semplice appassionato) 'convenga' utilizzare il RAW, riguarda i diritti di autore. Supponiamo di scattare una foto e pubblicarla su internet a piena risoluzione; e supponiamo che una importante azienda decida di utilizzare la nostra foto per farsi della pubblicità. Se abbiamo scattato in JPG, non abbiamo nessun modo per dimostrare che la foto non è stata fatta da loro; ma se siamo in possesso del RAW, le cose cambiano: aprendo una causa legale la vinceremmo sicuramente, in quanto non è possibile ottenere un RAW da un JPG. E' per questo motivo che il RAW viene chiamato anche 'Negativo Digitale'.