Ciao a tutti, sono Franco, l'autore delle Photo-TIPS.
Ecco qui un corso di fotografia, scritto nella maniera più semplice possibile.
Addentrandoci nel mondo della fotografia, si rimane affascinati dagli scatti di amici, colleghi e professionisti del settore. La prima domanda che ci viene voglia di fare appena vediamo uno scatto 'bello' (che sia al computer, su internet o in stampa) è la solita : 'come avrà fatto a farla così?, se l'avessi fatta io sarebbe venuta uguale?' E' una domanda che tutti, agli inizi, ci siamo posti, e nessuno ci ha mai dato una risposta concreta. Col senno di poi, anche riguardando alcuni miei scatti fatti tempo addietro, ho capito che l'unica risposta possibile a questa domanda è questa: ' perchè non sono state rispettate o per lo meno lasciate in disparte le regole base della fotografia.' Trattandosi la fotografia di pura espressione artistica, c'è da dire che le regole possono essere violate, per ottenere determinati scopi, o particolari effetti; tuttavia, l'uscire dalle regole, significa conoscerle, e il non rispetto deve avvenire in un determinato modo (scelto da chi compone l'immagine), altrimenti ci si trova davanti semplicemente ad una foto 'brutta' o per meglio dire, 'poco significativa'. Con questo breve corso, vedremo quali sono le regole alle quali attenersi per ottenere immagini piacevoli, che possano lasciare i nostri amici a bocca aperta.
La Luce
Alla base della fotografia, c'è la luce. Senza fonti luminose sarebbe impossibile immortalare dei momenti sia su pellicola che sul sensore della fotocamera digitale. La fonte luminosa più utilizzata quando si fanno foto in esterno è il sole, la quale intensità varia a seconda dell'ora: va via via aumentando dal sorgere fino a raggiunge il massimo alle 12:00, quando è a picco, per poi iniziare a diminuire fino al tramonto. Molto comunemente la luce del sole viene utilizzata anche per foto in interni: attraverso finestre, vetrate, balconi, la luce che entra nei luoghi chiusi risulta molto bella, restituendoci quasi sempre risultati più gradevoli rispetto alle più comuni foto scattate in esterno, con luce diretta. Spesso con la luce si fa una grande confusione, personalmente mi è capitato, durante i matrimoni, di entrare in appartamenti dove, molto gentilmente, mi vengono accese tutte le luci possibili e immagini, tenendo le persiane chiuse. Utilizzare luci artificiali, in certi casi è necessario quando si vuole modellare la luce, il fotografo decide quali sono i punti luce, quanto devono essere intensi e a che distanza devono essere dal soggetto. In un comune salotto, ci si ritrova nell'80% dei casi con un lampadario appeso al soffitto e al massimo qualche piantana ai lati della stanza (le abat-jour sui comodini se siamo in camera). Trovarsi a scattare in queste condizioni di luce è veramente terribile per qualunque fotografo, e per ovviare, è necessario l'utilizzo del flash, ma di questo parleremo più avanti. Come dicevo prima, è sufficiente aprire le persiane, o magari aprire le tende per avere un'illuminazione bellissima diffusa per tutta la sala, che ci permetterà di scattare in tutta tranquillità. Supponendo di dover fotografare persone (ad esempio bambini), vediamo ora per quale motivo è sconsigliabile scattare (in esterno) nelle ore durante le quali il sole è più alto, diciamo dalle 11:30 alle 13:30 (questo orario cambia in base alla stagione, ovviamente: d'estate è preferibile scattare dopo le 17:00). La luce del sole è diretta e a picco sul soggetto, genera ombre dure sotto agli occhi, al naso e al mento. Queste ombre che normalmente non noteremo, una volta in foto, saranno parecchio fastidiose, inoltre, le persone tendono a tenere socchiusi gli occhi, proprio a causa della forte luce. Cambiando orario, varia totalmente la condizione di luce. Supponendo di scattare intorno alle 18:30, in una soleggiata giornata di fine luglio, anche un bambino di 3-4 anni rivolto verso la luce del sole riesce a tenere gli occhi bene aperti, e con qualche piccolo accorgimento che vedremo più avanti, potremmo riuscire a fare degli scatti veramente degni di nota. Analizzeremo anche che cos'è la temperatura colore, parametro fondamentale per la buona riuscita di qualunque tipo di fotografia.
Esposizione
Vediamo ora di capire che cosa sono e come vanno utilizzati tempi e diaframmi su una comune macchina fotografica. L'esposizione è il tempo necessario per ottenere uno scatto corretto (né troppo chiaro né troppo scuro). Come possiamo fare a capire come impostare la macchina per la nostra fotografia? Quando si acquistavano i rullini, si era soliti seguire un semplice disegnino stampato all'interno del cartoncino. Ci viene da sorridere, 15/20 anni fa con un disegnino anche senza avere la minima idea su che cosa si stava facendo, era possibile portare a casa un rullino da 36 con tutte le fotografie (abbastanza) ben esposte.

Oggi, con le più moderne macchine digitali spesso facciamo foto scure o bruciate. Cercheremo di capire qual'è il motivo, spiegando che cosa sono e a che cosa servono tempi e diaframmi. L'otturatore, è il fulcro della macchina fotografica e ne esistono di due tipi: centrale o a tendina. Sulle compatte digitali viene montato l'otturatore centrale, mentre sulle reflex (sia digitali che a pellicola) avremo sempre l'otturatore a tendina. Ora cerchiamo di capire il funzionamento di quest'ultimo. É formato da due tendine indipendenti che si spostano una in conseguenza dell'altra: al momento dello scatto la prima tendina si apre completamente, la seconda trascorso il tempo di esposizione precedentemente impostato si chiude dopodichè ritornano entrambe nella loro posizione di partenza.
Tempi e Diaframmi
Controllando sulla nostra macchina fotografica, avremo la scala dei tempi:
30sec – 15sec – 8sec – 4sec – 2sec – 1sec – 1⁄2 -1⁄4 – 1/8 – 1/15 – 1/30 1/60 – 1/125 – 1/250 – 1/500 – 1/1000 – 1/2000 – 1/4000 – 1/8000 – 1/16000
Partendo da destra noteremo che ad ogni 'passo' il valore sarà dimezzato: prendendo ad esempio 1/125 come valore di riferimento, potremmo dire che la tendina rimarrà aperta per metà tempo rispetto a 1/60, per un quarto del tempo rispetto a 1/30 oppure il doppio del tempo rispetto a 1/250, il quadruplo rispetto a 1/500 e così via. La differenza tra un valore e l'altro è di “1 stop”. Nelle macchine moderne, la possibilità di scelta nell'esposizione è più elastica, per esempio quando impostiamo 1/60, prima di arrivare a 1/125 passeremo attraverso 1/80 e 1/100, a passi di “1/3 di stop”. Il diaframma All'interno di ogni obiettivo è presente il diaframma. Questo è formato da alcune lamelle che si chiudono al momento dello scatto, in base al valore selezionato. I valori più comuni di diaframma sono i seguenti:
f1.4 – f2 – f2.8 – f4 – f5.6 – f8 – f11 – f16 – f22 – f32
Come per la scala dei tempi, spostandosi da sinistra verso destra, si va incontro ad un dimezzamento del passaggio di luce. Tra un valore e l'altro la differenza è sempre di “1 stop”, quindi possiamo affermare che scattando a f8, la luce che andrà a fermarsi sul sensore o sulla pellicola sarà il doppio rispetto a f11. Sulle attuali macchine, come per i tempi, è possibile
modificare il valore del diaframma a passi di 1/3 di stop, ad esempio: f5.6 – f6.3 – f7.1 – f8. Bisogna aggiungere che mentre i tempi vengono impostati e 'attuati' dal corpo macchina, quando si parla di diaframmi, entra in gioco l'obiettivo che stiamo usando: più è luminoso un obiettivo, maggiore sarà il suo valore e il suo costo, in quanto permetterà di scattare fotografie con luci più basse o tempi più rapidi.
Arrivati a questo punto, capito come funziona la parte meccanica del nostro corpo macchina e del nostro obiettivo, arriva la parte più difficile: impostare l'esposizione al momento dello scatto. All'interno di ogni macchina fotografica è presente un esposimetro, cioè un dispositivo elettronico che misura la quantità di luce presente nella scena che stiamo per fotografare. Vediamo di capire come si comporta questo strumento utilissimo. L'esposimetro è tarato dalla casa per dare la corretta esposizione su un cartoncino di grigio al 18% ( il 'grigio medio' ). Quindi, supponendo di misurare la luce su questo oggetto utilissimo, avremo un'esposizione perfetta per il nostro scatto. Nella realtà, però, utilizzare questo cartoncino è molto complicato, se non impossibile. Dobbiamo quindi affidarci all'esposimetro della macchina. Il grande vantaggio della fotografia digitale, è proprio quello di poter capire se una foto è esposta correttamente l'istante successivo a quello che abbiamo scattato. Le attuali macchine reflex (digitali e a pellicola) e le Mirrorless hanno tutte almeno 5 modalità di scatto: Av – Tv – P – M – A (posizione verde). Vediamo ora di analizzare una ad una le 5 modalità di scatto.
Av (Aperture value): questa è la cosiddetta 'priorità di diaframma'. Noi decidiamo quale diaframma utilizzare e la macchina imposta conseguentemente il tempo di apertura dell'otturatore Tv (Time value): questa è la 'priorità di tempi', dove viene deciso il tempo di scatto e la macchina automaticamente imposta il diaframma corretto. P (Program): in questa modalità è la macchina a decidere sia il tempo che il diaframma, in maniera completamente autonoma: nel caso di una situazione con poca luce tenderà a mantenere un diaframma aperto, mentre in esterno chiuderà il diaframma, visto che in una situazione con molta luce, il rischio di ottenere una foto mossa è molto minore. M (Manual): come suggerisce la parola stessa, in questa modalità sarà il fotografo a scegliere sia il tempo che il diaframma. A (Auto): In questo caso la macchina sceglie tutto da sola: tempo, diaframma e se occorre l'utilizzo del flash.
*Per quanto Auto possa sembrare simile alla modalità Program, in realtà, c'è una grandissima differenza. In modalità Av, Tv, e P, la macchina ci offre la possibilità di 'compensare' l'esposizione, mentre in Auto non è possibile intervenire in alcun modo. *
Cerchiamo di capire che cosa significa. Supponiamo di eseguire un ritratto ad una persona in controluce l'esposimetro della macchina tenderà a sottoesporre il soggetto in modo da non avere bruciato il cielo. Con la compensazione dell'esposizione, è possibile suggerire alla macchina di sovraesporre di un diaframma (o 2, sempre a passi di 1/3 di stop) rispetto a quello che 'legge'. In questo modo, noi lasciamo che la macchina decida l'accoppiata tempo – diaframma però le suggeriamo di sovraesporre (come in questo caso) o sottoesporre di un tot rispetto a quanto impostato.
ISO
Ai tempi della pellicola al momento dell'acquisto di un rullino dovevamo scegliere la sensibilità e il negoziante ci chiedeva: 'da quanti ASA lo vuole?'. Cercheremo di spiegare molto semplicemente che cosa significa. Gli ISO (International Standard Organisation, che corrisponde alla scala ASA, American Standard Association non piùusata), indicano la sensibilità della pellicola, e di conseguenza bisogna regolare tempi e diaframmi per l'esposizione. Le sensibilità più comuni sono:
50 – 100 – 200 – 400 – 800 – 1600 - 3200 - 6400 - 12800
Come per tempi e diaframmi, la differenza tra una sensibilità e l'altra è di 1 stop. Vediamo un esempio pratico: Esposizione corretta:
1/250 f 11 100 ISO
Supponendo di voler utilizzare una pellicola 400 ISO (2 stop di differenza) nella stessa condizione di luce dovremo impostare:
1/60 f 11 - 1/125 f8 - 1/250 f 5.6
In tutti e tre i casi, la luce che va a colpire la pellicola è sempre la stessa e la foto sarà quindi esposta in maniera identica in tutti e tre i casi. Come scegliere quindi la sensibilità della pellicola? Banalmente, si potrebbe pensare che acquistando pellicole molto sensibili (dai 400 ISO in su) in esterno permetterebbero tempi di scatto molto rapidi, e in interno la sensibilità alta permette di ottenere foto nitide (non mosse). Il ragionamento è corretto, ma vediamo di capire quali vantaggi e svantaggi portano le varie sensibilità della pellicola. Un rullino 100 ISO garantirà immagini molto pulite e dettagliate con colori brillanti, ancor meglio con un rullo 50 ISO. Lo svantaggio, però, sta nel fatto che in molti casi sarà necessario l'utilizzo di un treppiede (anche in esterno, a seconda dell'orario o del luogo che stiamo per fotografare). Essere costretti a mantenere tempi più lunghi (anche avendo a disposizione ottiche con diaframmi luminosi, almeno f 2.8) ci pone dinnanzi al rischio di avere del mosso negli scatti nonostante l'utilizzo del treppiede: ad esempio una persona, fotografata a 1/8 di secondo, non riesce a stare ferma nel'80% dei casi, specialmente se si tratta di bambini. I rullini con sensibilità superiori a 200 ISO, invece, saranno leggermente privi di dettaglio, in quanto l'immagine sarà 'granosa'. Questo termine significa che dove a 100 ISO avremo un colore bello pieno e brillante, scattando a 400 ISO andando a vedere la foto da vicino vedremo un effetto simile a tanti puntini uno accanto all'altro. E più si alza la sensibilità più questo effetto sarà visibile. Tuttavia, avere una foto con molta 'grana' potrebbe essere interessante ( per esempio un ritratto in BN ) e quindi essere una scelta, da parte del fotografo, per avere un certo tipo di effetto. In fase di stampa, tanto più sarà grande la foto che andremo a stampare, tanto più risulterà evidente la grana di cui parlavamo prima.
Introduzione al digitale
Molte persone inesperte sono convinte che le regole principali della fotografia non siano valide per la fotografia digitale. Questo è un grande errore: l'unica differenza che c'è tra la fotografia analogica e quella digitale, è nel supporto: una reflex a pellicola utilizza un rullino, mentre una reflex digitale utilizza il sensore (cmos o ccd in base al tipo di macchina). Tutto il resto è identico. All'inizio dell'era digitale, la pellicola manteneva ancora certi vantaggi, che con il passare degli anni sono andati via via diminuendo: attualmente, il digitale è a mio avviso decisamente superiore alla pellicola, mentre solo per alcuni tipi di foto esiste ancora un certo vantaggio a favore della pellicola. Cerchiamo di capire e analizzare uno ad uno i principali vantaggi del digitale rispetto alla fotografia analogica.
Visualizzazione immediatata dell risultato ottenuto
Visualizzando grossolanamente l'LCD della propria fotocamera è possibile capire se la foto è esposta in modo corretto. Per capire in maniera più approfondita l'esposizione, è possibile controllare l'istogramma che ci fa capire se ci sono zone sovraesposte o sottoesposte. Più avanti affronteremo in maniera più approfondita il discorso sull'istogramma.
Possibilità di cambiare la sensibilità (ISO)
Supponiamo di fare delle foto ad un matrimonio. La sposa arriva davanti la chiesa, in una bella giornata di sole, e usiamo una sensibilità di 100 ISO. Una volta entrati in chiesa, però, dovremmo sostituire il rullino per usarne uno da 400 o addirittura 800 ISO; con le macchine a pellicola sarebbe tato necessario avere 2 corpi macchina, ognuno dei quali con un rullo con una sensibilità differente; con le attuali digitali è possibile passare dalla sensibilità più bassa a quella più alta con la stessa semplicità che si cambiano tempi o diaframmi.
Pulizia delle immagini ad alti ISO
Con le attuali digitali è possibile avere foto a 400 (se se non 800) ISO paragonabili a foto a pellicola scattate con rulli a 100 ISO. Molti puristi (persone convinte per loro motivi che la pellicola sia decisamente superiore al digitale) spesso vedendo alcune mie stampe, mi hanno detto “si vede che è stata scattata a pellicola”. Non avete idea di come queste persone rimangano sorprese quando dimostro loro che la foto è digitale. Addirittura uno scatto fatto a 3200 ISO in teatro alla Baistrocchi a luce ambiente stampato 30x45 ha offerto una resa decisamente superiore a una stampa fatta da negativo 400 ISO.
Selezionare la temperatura colore per lo scatto
A mio avviso, oltre la possibilità di cambiare in qualunque istante la sensibilità, scegliere la temperatura colore di uno scatto in maniera molto semplice (e intuitiva) è il più utile vantaggio del digitale. La Temperatura Cromatica detta in parole semplici, non è altro che il 'colore della luce'. Quante volte, scattando in casa, ci siamo ritrovati delle foto con altissime dominanti gialle, oppure verdi in corrispondenza di luci al neon.
Il sole ha una temperatura colore di 5500°K, quindi, scattando all'aperto, e impostando il simbolo del sole sul bilanciamento del bianco, otterremo delle immagini cromaticamente corrette. Le normali lampadine di casa, invece, hanno una temperatura colore intorno ai 2800 – 3200K, e per ottenere scatti senza dominanti cromatiche imposteremo sulla macchina il simbolo della lampadina. Supponendo di essere in una piazza, dove non batte il sole, con un bel cielo azzurro, possiamo affermare con certezza che la luce che abbiamo a disposizione è fredda, con una temperatura cromatica intorno ai 6500 – 7000°K. Qui a sinistra troviamo una tabella riassuntiva
relativa alla temperatura colore.
Le macchine digitali di fascia medio-alta, hanno la possibilità di inserire a mano la temperatura cromatica (decidendo da 2500 a 10000 a passi di 100° i °K), mentre quelle di fascia bassa hanno soltanto dei parametri pre-impostati:
AWB (Auto White Balance) - Sole – Ombra Nuvoloso – Tungsteno – Fluorescente – Custom
Selezionando il White Balance in maniera corretta per ogni foto, avremo scatti cromaticamente corretti. Con la modalità Custom, abbiamo la possibilità di decidere noi (senza impostare la temperatura colore) il corretto bilanciamento del bianco: è possibile fotografare un muro bianco, dire alla macchina che il bianco è determinato da quella foto. Fare esposizioni differenti della stessa scena per poi unirle in post produzione. Molto spesso, specialmente fotografando panorami, ci è capitato a pellicola di dover sacrificare una parte della foto: esponendo per un bel cielo nuvoloso, avevamo i monti completamente neri, oppure, per avere le montagne esposte correttamente, avevamo il cielo completamente bianco. Con l'avvento del digitale, è possibile sul treppiede fare due scatti della stessa scena, con esposizioni differenti, per poi unirle in post produzione, ottenendo uno scatto esposto correttamente sia per il cielo che per i monti. Per fare un altro semplice e comprensibile esempio, possiamo pensare agli scatti in interni, quando ci ritroviamo le finestre completamente bianche: facendo uno scatto esposto per l'esterno possiamo in PP unire le immagini. Esistono varie tecniche per questo tipo di foto, è possibile fare il tutto completamente a mano, ma il modo più sofisticato si chiama HDR (High Dynamic Range), dove un apposito software unisce più scatti della stessa scena con differenti seposizioni, prendendo da ogniuno la parte esposta correttamente. Bisogna usare però questa tecnica 'con le pinze', nel senso che esagerando, otterremo come risultato delle immagini decisamente poco realistiche, ma più simili ad un disegno.
Fare esposizioni differenti della stessa scena per poi unirle in post produzione
Molto spesso, specialmente fotografando panorami, ci è capitato a pellicola di dover sacrificare una parte della foto: esponendo per un bel cielo nuvoloso, avevamo i monti completamente neri, oppure, per avere le montagne esposte correttamente, avevamo il cielo completamente bianco. Con l'avvento del digitale, è possibile sul treppiede fare due scatti della stessa scena, con esposizioni differenti, per poi unirle in post produzione, ottenendo uno scatto esposto correttamente sia per il cielo che per i monti. Per fare un altro semplice e comprensibile esempio, possiamo pensare agli scatti in interni, quando ci ritroviamo le finestre completamente bianche: facendo uno scatto esposto per l'esterno possiamo in PP unire le immagini. Esistono varie tecniche per questo tipo di foto, è possibile fare il tutto completamente a mano, ma il modo più sofisticato si chiama HDR (High Dynamic Range), dove un apposito software unisce più scatti della stessa scena con differenti seposizioni, prendendo da ogniuno la parte esposta correttamente. Bisogna usare però questa tecnica 'con le pinze', nel senso che esagerando, otterremo come risultato delle immagini decisamente poco realistiche, ma più simili ad un disegno.
a brevissimo la seconda parte del corso!
Franco

